Montepulciano d'Abruzzo DOC
Keleuthos
In greco significa «via»: un omaggio ai tratturi della transumanza. Trenta giorni di macerazione, botti di rovere da 10 ettolitri, tre anni di attesa prima della bottiglia.
Cantina Falon è la cantina di Silvano Falone: dodicimila bottiglie l'anno dai poderi di famiglia, sulle colline dell'entroterra pescarese. Tutto fatto a mano, dalla vigna alla bottiglia.
Mi chiamo Silvano Falone. Qui ho realizzato il sogno che coltivavo da sempre: fare vini come quelli che ricordo da bambino, nei poderi di famiglia.
Vini sinceri, da vitigno autoctono, con una lavorazione non invasiva: in cantina si interviene il minimo necessario, perché il carattere dell'uva arrivi intero nel bicchiere.
Montepulciano al cento per cento, da vigne allevate a Guyot sulle colline di Rosciano.
Montepulciano d'Abruzzo DOC
In greco significa «via»: un omaggio ai tratturi della transumanza. Trenta giorni di macerazione, botti di rovere da 10 ettolitri, tre anni di attesa prima della bottiglia.
Montepulciano d'Abruzzo DOC
Morbido e armonico, affinato in acciaio per tenere intatto il frutto: prugna matura e amarena. Il rosso di ogni giorno, da portare in tavola.
Un modo di lavorare «all'antica», tramandato in famiglia: cinque tappe, nessuna scorciatoia.
Vitigni autoctoni su spalliera allevata a Guyot: 4.000 ceppi per ettaro a 200 metri di quota, con fitofarmaci ridotti al minimo.
Fine ottobre, solo a mano: si sceglie grappolo per grappolo e si porta l'uva in cantina in piccole cassette, nel minor tempo possibile.
Macerazione tradizionale di trenta giorni in tini, con délestage. Gli stessi gesti dei nonni, torchio compreso.
Malolattica in acciaio per entrambi i vini; poi il Keleuthos passa in botti di rovere da 10 ettolitri, A Pà resta in acciaio.
A Pà si imbottiglia l'anno successivo alla vendemmia. Keleuthos aspetta tre anni: la via è lunga, come dice il nome.
«Inseguendo un sogno, custodendo la terra. Il vino, qui, è una cosa di famiglia: si fa con le mani, si racconta a voce, si beve insieme.»
La famiglia coltiva vite e ulivo qui dai primi del Novecento, lungo i tratturi decantati da D'Annunzio.
Ai pastori in cammino si dava Montepulciano in cambio di agnelli e formaggi: il vino era già allora una via di scambio. La vendemmia resta un rito che riunisce amici e famiglia tra i filari.
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